Diffusi dall’Istat i dati provvisori dell’ultimo

Censimento generale dell’agricoltura italiana

 

ministro_romanoAlla forte contrazione nel numero delle aziende, non è corrisposta la riduzione delle superfici coltivate. Il commento a caldo del ministro Romano.


5 Luglio 2011 – «Oggi è un giorno importante per tutti i protagonisti del comparto agroalimentare italiano. Il censimento presentato dall’Istat rappresenta, infatti, uno strumento fondamentale per poter avere una fotografia chiara ed aggiornata della situazione dell’agricoltura nel nostro Paese e poter lavorare insieme allo sviluppo del settore. Luigi Einaudi diceva: “Conoscere per deliberare”. Mi sembra che in questo caso la sua affermazione sia un monito cui ispirarsi», così il Ministro delle politiche agricole Saverio Romano ha commentato la pubblicazione dei dati provvisori del Censimento Generale dell’Agricoltura realizzato dall’Istat.

«I rilevamenti statistici di cui disponiamo ora, pur se non definitivi, sono certamente di livello qualitativo superiore rispetto alle informazioni raccolte in precedenza, anche se permangono alcuni disallineamenti significativi rispetto alle diverse banche dati di cui il mondo agricolo può disporre. Per questo credo sia importante ribadire la totale disponibilità da parte della nostra amministrazione a lavorare per affinare il più possibile le informazioni rilevate in modo da evitare ogni possibile dubbio sulla loro validità, interpretazione e utilizzazione» ha sottolineato Romano.

«Da un’analisi dei dati emergono alcune tendenze che si sono accentuate in maniera particolarmente evidente negli ultimi anni», ha proseguito il Ministro Romano, «prima fra tutte quella relativa alla massiccia riduzione del numero delle aziende agricole. Il fatto che a questa contrazione non corrisponda una pari riduzione delle superfici utilizzate è un segnale evidente di come si vada verso una graduale concentrazione, visto che in parallelo è aumentata l’estensione media dei terreni posseduti dalla singola impresa, condizione divenuta determinante per consentire agli imprenditori di mantenersi competitivi. Allo stesso modo credo sia indispensabile valutare con la massima attenzione la forte riduzione dell’utilizzo di manodopera. La diminuzione superiore al 30 per cento della manodopera aziendale complessiva, registrata nelle regioni e province autonome ad alta partecipazione, si presta a diversi livelli di lettura. Il primo e più immediato è senza dubbio quello di rispondere alla necessità, per gli imprenditori, di ridurre i costi per riuscire a rimanere competitivi. Ci conforta, almeno in parte, il fatto che le giornate di lavoro standard subiscano una flessione più contenuta, ma è un dato che rimane preoccupante. D’altra parte, non si può non considerare che le scelte degli operatori sono dettate inevitabilmente anche dal momento vissuto dai mercati. La volatilità dei prezzi che caratterizza il settore agroalimentare porta i produttori a semplificare gli ordinamenti produttivi».

«Credo che meritino, invece, una lettura positiva i dati relativi al livello di istruzione e all’età media degli imprenditori agricoli», ha concluso il Ministro. «L’innalzamento del primo e l’abbassamento della seconda sono significativi di un processo di ricambio generazionale che fa ben sperare nel futuro del comparto ed è un aspetto sul quale ho intenzione di investire molto. Dobbiamo riuscire a creare e a diffondere una cultura del mondo agricolo tra le nuove generazioni, lavorare per rendere l’agricoltura un settore in grado di attrarre giovani imprenditori in grado, con il loro bagaglio culturale e la loro attenzione all’innovazione, di favorire crescita e sviluppo per tutto il comparto».







       

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