Drosophila-suzukii-Eppo

Esemplare femmina di Drosophila suzukii [Foto: Eppo]

 

Drosophila suzukii su piccoli frutti

è ora di passare al “contrattacco”

 

28 Maggio 2013 - Il 2012 ha fatto registrare un contenimento significativo dei danni provocati da Drosophila suzukii sui piccoli frutti, sia per le pratiche di contenimento tecniche messe a punto sia per questioni di andamento climatico. Tuttavia i produttori anche quest’anno devono mantenere alta l’attenzione, iniziando già ora a posizionare le trappole a base di aceto di mela, vino rosso e zucchero. Lo raccomandano gli esperti della Fondazione Edmund Mach, uno dei più avanzati centri di ricerca per lo studio di questo insetto.

Nei giorni scorsi i ricercatori hanno conquistato la copertina della rivista “Genome Biology and Evolution”, confermando che durante l’inverno gli insetti della specie Drosophila suzukii vanno in diapausa, cioè in una sorta di piccolo “letargo”, e identificando nell’inizio e nella fine di quel periodo il momento più opportuno per attaccarla.

«La scarsità di bacche mature che possano attrarre gli adulti nel mese di aprile/maggio rende più facile intercettare le poche Drosophila suzukii in circolazione mediante l’impiego delle trappole alimentari. Più vasta sarà la rete di cattura sul territorio sin dalle prime fasi – spiegano i tecnici - maggiore sarà la probabilità di catturare i primi adulti e incidere così sullo sviluppo. Il contributo di tutti pertanto è molto importante».

Il controllo di D. suzukii in campo è molto difficile e alla Fondazione Mach sperimentatori, ricercatori e tecnici cercano di integrare trattamenti antiparassitari classici con tecniche sostenibili come le catture massali, le reti, la lotta biologica e alcuni metodi genomici.

L’articolo della rivista Genome Biology and Evolution indica che Drosophila suzukii ha una innata predisposizione per il clima e il territorio Trentino, molto simile a quello di alcune valli tibetane dalle quali proviene. Stabilisce anche che l’insetto sverna con apparati riproduttivi assai ridotti, spesso in assenza del maschio e molto probabilmente all’aperto.

In un secondo articolo, pubblicato sulla rivista GenomeA, si è accertato che D. suzukii ospita nei suoi tessuti un nuovo ceppo del batterio Wolbachia. Questo “parassita nel parassita” è ora sotto indagine per vedere se è possibile creare una sterilità naturale, che consiste nel sostituire il batterio dei maschi di D. suzukii con un altro ceppo; l’attesa è che una volta liberati in campo, questi maschi siano incompatibili sessualmente con le femmine che portano la Wolbachia originale e, quindi, non sia generata prole. L’obbiettivo a lungo termine è abbattere periodicamente la popolazione in campo con un metodo assolutamente naturale e non nocivo per l’ambiente.

 


 

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