A ogni luogo la sua Biofilia
La Biofilia è sempre più presente nella narrazione di progetti architettonici e di interni, dalla piccola alla grande scala. Tuttavia, sono ancora pochi gli edifici capaci di suscitare in noi un’esperienza coinvolgente della natura. In questo articolo in collaborazione con l’Accademia Italiana di Biofilia, vediamo come riscoprire l’ecologia originaria di un luogo sia un tassello fondamentale per concepire spazi capaci di rigenerare le nostre energie fisiche e mentali

[Foto: Pexels, all]
di Luca Iotti
Architetto, Biophilic Designer, Socio Fondatore Accademia Italiana di Biofilia (AIB)
Talvolta, in contesti di estremo distacco dalla natura, può bastare molto poco per suscitare in noi una reazione positiva. Un paesaggio in uno studio dentistico, una luce calda in una sala d’aspetto, un mobile in legno in ufficio sono piccoli accorgimenti che possono fare la differenza e dare una sensazione di conforto, indipendentemente da quanto possiamo esserne consapevoli.
IL LIVELLO PERSONALE DI BIOFILIA
Spesso però la nostra “fame di natura” è molto più elevata rispetto a ciò che troviamo intorno a noi negli ambienti chiusi, soprattutto negli ambienti che ci sottopongono a un elevato dispendio di energie cognitive, come l’ufficio in cui lavoriamo ogni giorno per molte ore. Oppure ci sono luoghi ai quali chiediamo un livello di rigenerazione maggiore rispetto ad altri: la nostra abitazione, per esempio, o la casa vacanze nel nostro luogo del cuore.
La Biofilia, lo ricordiamo, è definita come la capacità innata degli esseri umani di connettersi agli elementi naturali e di instaurare con essi un’affiliazione emotiva. Pertanto, quando si parla di progettazione biofilica (Biophilic Design), è necessario considerare il livello personale di Biofilia del committente, o in generale il suo livello iniziale di connessione con la natura. Questo per evitare che, in soggetti il cui rapporto con la natura non è particolarmente allenato, un progetto che contiene troppi stimoli possa suscitare discomfort.
All’opposto, progetti che richiamano elementi in modo eccessivamente banale e generalizzato rischiano di incentivare quella che la letteratura scientifica definisce “amnesia ambientale generazionale” (Peter H. Kahn, 2000), ovvero il progressivo adattamento al ribasso delle condizioni ambientali da una generazione all’altra, fino al punto di abituarsi alla loro mancanza, senza accorgercene. Per questo motivo è utile addentrarci nel significato di “luogo” e comprendere come esso possa essere utile per una progettazione orientata alla Biofilia.
LUOGHI E NON LUOGHI
Uno dei trattati più autorevoli sul significato di “luogo” in architettura è sicuramente Genius Loci di Christian Norberg-Schulz, nel quale l’autore riconosce il luogo come qualcosa di più di un’entità astratta, ma come un insieme di elementi concreti che determinano il significato più profondo e identitario di un sito.
Pertanto, lo “spirito del luogo” è definito sia dal suo carattere ambientale, dato da forme, luci, colori, ecc., sia dalla sua capacità di essere percorribile e riconoscibile da chi lo vive. Abitare significa proprio questo: conoscere un luogo nella sua specificità, riconoscerlo come familiare e instaurare con esso una relazione, maturando un senso di appartenenza.

Se il luogo è la sede di forti legami e di significati, il nonluogo è il suo esatto contrario. Coniato dall’antropologo Marc Augé nel 1992, il termine nonluogo esprime la mancanza di identità e di legami, sia dal punto di vista naturalistico sia dal punto di vista culturale e sociale. Questa definizione riguarda perlopiù i luoghi antropici: ne sono un esempio tutti quegli edifici che servono a svolgere efficacemente compiti e ad assolvere funzioni, ma che restano privi di ogni coinvolgimento con il contesto. Centri commerciali, aeroporti, ma anche stazioni di servizio e talvolta ospedali e case di cura. Spazi nei quali non è difficile avvertire un senso di distacco e la perdita del senso di orientamento. Tutto ciò a scapito del contesto ambientale, che nella migliore delle ipotesi viene lasciato ai margini, se non addirittura escluso o ignorato.

Torniamo all’amnesia ambientale generazionale: con il progressivo spostamento delle persone verso gli agglomerati urbani si perde, anno dopo anno, generazione dopo generazione, quel supporto simbiotico tra esseri viventi e ambiente naturale che ha caratterizzato la nostra storia evolutiva fino a pochi secoli fa. Inoltre, è ancora presente l’idea che il progresso tecnologico umano possa controllare a proprio vantaggio la natura oppure poterne fare a meno.
Invece, sono innumerevoli le evidenze scientifiche che sottolineano il ruolo primario della natura sul nostro organismo. In particolar modo è sui bambini che si vedono gli effetti più devastanti di quello che è definito “deficit di natura” (Richard Louv, 2005) e che contribuisce ad accentuare problemi come sedentarietà, obesità, carenza di vitamina D, oltre che un maggiore stato di irritabilità e fatica a gestire le proprie emozioni.
PAESAGGIO E AMBIENTE
Dal punto di vista percettivo, possiamo parlare di “ambiente” e “paesaggio” come fattori determinanti di un luogo. Con il termine “ambiente” ci riferiamo erroneamente allo sfondo delle attività umane, ma dovremmo parlare più correttamente di “ecosistemi”. Un ecosistema è infatti un insieme di fattori biotici (piante, animali, funghi, batteri, ecc.) ed elementi abiotici (suolo, aria, acqua, luce, fattori climatici, ecc.).
La definizione di “paesaggio” è stata a lungo oggetto di dibattito. La Convenzione europea sul Paesaggio, ratificata dall’Italia il 20 ottobre 2000, riporta che “Paesaggio designa una determinata parte di territorio, così come è percepita dalle popolazioni, il cui carattere deriva dall’azione di fattori naturali e/o umani e dalle loro interrelazioni”.
Un luogo è pertanto la somma delle sue componenti, così come appaiono: dal livello strettamente ecologico degli esseri viventi, al livello delle componenti climatiche e geologiche, fino al livello dell’edificato storico, testimoniale e così via. L’Italia, con il suo patrimonio naturale e artistico, ha una lunga tradizione nell’approccio al luogo, motivo per il quale anche l’impianto normativo ha radici molto lontane nel tempo. Già nel 1909 il Regno d’Italia promulgò la legge 364 che stabiliva l’impossibilità di vendere cose “immobili e mobili che abbiano interesse storico, archeologico, paletnologico o artistico” appartenenti allo Stato, mentre la prima legge sulla tutela delle bellezze peculiari risale al 1922 (legge Croce). Continuamente modificato e aggiornato, l’attuale Codice dei beni culturali e del paesaggio (D.Lgs. 42/2004) mira a proteggere e valorizzare il nostro patrimonio naturale e culturale, non solo in un’ottica di conservazione, ma anche definendo le modalità di intervento che mirano a preservare lo spirito del luogo e i suoi caratteri distintivi.

Un altro tassello fondamentale che è utile citare è la modifica dell’articolo 9 della Costituzione italiana, avvenuta nel febbraio 2022. Alla generica tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico si è aggiunto che la Repubblica italiana “tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali”. Una svolta epocale che dovrebbe segnare il passaggio a un contesto storico nuovo, nel quale gli esseri umani possano imparare a vivere in equilibrio negli ecosistemi in cui sono semplicemente ospiti, all’interno dell’unico grande ecosistema Terra.
Nonostante gli ecosistemi appaiano immutabili ed eterni, se confrontati con la breve prospettiva umana, sono in realtà sistemi complessi in continuo mutamento. Anche i luoghi evolvono e potremmo descrivere l’architettura come un fermo immagine che racconta il rapporto che un individuo, un gruppo o una società instaura con il suo ecosistema in quel momento storico. Per questo motivo abbiamo sempre la responsabilità, sia come tecnici sia come committenti, di come trasformiamo la realtà che ci circonda. Citando Norberg-Schulz, “proteggere e conservare il Genius Loci significa concretizzarne l’essenza in contesti storici sempre nuovi”. Vediamo quindi come la disciplina del Biophilic Design propone di concretizzare l’essenza del luogo in nuovi contesti.
LA PROGETTAZIONE BIOFILICA
Per Stephen Kellert, padre del Biophilic Design, le relazioni con il luogo costituiscono uno dei sei elementi principali da lui teorizzati, ai quali riconduce diversi attributi, che possiamo sintetizzare in:
- connessione geografica, ecologica e culturale con il luogo: il senso di appartenenza a un luogo passa spesso per la familiarità con le sue caratteristiche geomorfologiche, che determinano forme e caratteristiche degli insediamenti. Importante è la presenza di elementi simbolici che sintetizzano il trascorrere del tempo e condensano il vissuto della comunità attraverso i secoli;
- materiali locali: le tecniche e le materie prime locali caratterizzano un luogo e possono rafforzare la connessione con esso;
- spirito del luogo: quando l’ambiente costruito ospita significati profondi e continuativi per le persone, allora gli edifici diventano parte dell’identità personale e collettiva. Di conseguenza vanno evitati il più possibile i nonluoghi.

In realtà, molti altri dei 72 attributi del Biophilic Design individuati da Kellert dipendono più o meno direttamente dal luogo: caratteristiche ambientali, processi naturali, luce e spazio sono altri gruppi di attributi che possono assumere infinite peculiarità al variare degli elementi di partenza. Ogni luogo è unico e ogni relazione con esso è difficilmente replicabile in un altro luogo. Per questo un progetto ben riuscito e ben amalgamato con il suo contesto funziona soltanto lì e non altrove: perché attinge alla forza del luogo e allo stesso tempo restituisce ad esso nuovo significato.
Dei 15 Pattern del Biophilic Design (Terrapin Bright Green, 2020) ne citiamo due che in questo contesto appaiono particolarmente utili per rafforzare il legame con il contesto:
- Connessione con i sistemi naturali: sottolinea l’importanza di percepire i processi naturali che avvengono in un luogo, legati anche al trascorrere del tempo e delle stagioni. I benefici riscontrati in questo approccio sono il miglioramento dell’umore e della percezione dell’ambiente circostante.
- Connessione materiale con la natura: come esposto anche dagli attributi di Kellert, viene sottolineata l’importanza dei materiali locali, meglio se poco lavorati per essere meglio percepiti, capaci di rispecchiare l’ecologia o la geologia locale. I benefici riscontrati riguardano un effetto calmante e un aumento della produttività.
Passiamo ora in rassegna qualche consiglio operativo per calare nella pratica progettuale quanto esposto finora.
CONSIGLI OPERATIVI
Prima di tutto è necessario conoscere e approfondire: ogni luogo è denso di storia, soprattutto in Italia. Non c’è biblioteca che non abbia qualche riferimento alla storia locale. Inoltre, il luogo va visitato e vissuto il più a lungo possibile e nelle condizioni più diverse. I luoghi cambiano tra estate e inverno, se c’è luce o piove. Non a caso una delle certificazioni più rigorose per gli edifici rigenerativi, la Living Building Challenge (LBC), impone un sopralluogo di almeno una giornata nel sito di intervento, oltre a redigere una strategia per implementare la Biofilia nel progetto.
Particolarmente di ispirazione possono essere i luoghi più antichi e più incontaminati del sito di riferimento: edifici storici, riserve naturali, ecc. In questo ambito l’Italia ha molto da offrire e spesso molto più vicino di quanto si possa immaginare.
Un edificio che dialoga con l’esterno è già un primo passo per consentire al luogo di abitare gli spazi. Ad esempio, calibrare le viste o lasciare filtrare la luce in modo diverso attraverso le stagioni, tramite frangisole o schermature mobili.
A volte può bastare riportare alla luce un dettaglio costruttivo come una trave in legno massello o un arco in mattoni, oppure enfatizzare lo spazio originario, togliendo e limitando le partizioni interne. Se il contesto in cui ci troviamo è più moderno, potrebbe bastare un mobile antico o puntare su finiture realizzate con materiali o lavorazioni tipiche della zona per pavimenti, pareti e soffitti.

Vediamo di seguito come si possono approcciare ambienti di diverso tipo.
HALL E SALE D'ASPETTO
Luoghi di ingresso e di passaggio, che spesso fungono anche da vetrine e biglietto da visita per chi accoglie. L’utilizzo di piante può aiutare a suscitare l’effetto meraviglia, ma potrebbe anche ostacolare il bisogno primario di leggere in modo chiaro lo spazio e i percorsi. In questi casi, perché non prediligere qualche elemento di connessione culturale al luogo e accompagnare in modo graduale la transizione tra dentro e fuori? Anche dosare luci naturali e artificiali può supportare questo scopo.
UFFICI E LUOGHI DI LAVORO
Nei luoghi di lavoro sarebbe auspicabile trovare rimandi consistenti alla natura in termini di flora e fauna: sono molti i benefici osservati in termini di rilassamento e aumento della concentrazione legati alla presenza di elementi naturali. Anziché affidarsi a elementi piatti e ripetitivi, perché non approfondire la storia ecologica del luogo di appartenenza? Pareti e divisorie potrebbero contenere informazioni sulla flora e la fauna del luogo. Potremmo scoprire bellezze alle quali non siamo abituati a prestare attenzione.
BAR E LUOGHI PER LA RISTORAZIONE
Luoghi spesso caotici ma anche dedicati alle relazioni fuori casa e alla cura di sé attraverso il cibo. Il bisogno percepito principale potrebbe essere quello di ritagliarsi uno spazio protetto separato o che almeno attenui le conversazioni altrui. Perché non tentare di ricreare la spazialità complessa di un luogo? Dalle tane ai nidi fino alle volte e alle cupole, i rimandi al luogo naturale o storico possono essere tanti. Inoltre, mettere in vista cibi stagionali locali del territorio è un altro semplice modo di connettersi ad esso, come anche utilizzare elementi decorativi ispirati alle forme biomorfiche del luogo.
CLINICHE E SPAZI PER LA CURA
Come detto in precedenza, in questi casi il rischio nonluogo è molto elevato. La necessità di fare di questi ambienti delle macchine efficienti in termini di funzionamento e manutenzione li rende spesso freddi e impersonali. Ovviamente ci sono requisiti igienico-sanitari ai quali non è possibile rinunciare, ma restituire l’anima a questi luoghi è possibile mitigando gli effetti negativi degli stressogeni ambientali: rumore, luce, temperatura, odori. Perché non impiegare sistemi fonoassorbenti, magari con colori e forme naturali? Oppure utilizzare lampade circadiane qualora non sia possibile far entrare luce naturale?
SCUOLE E LUOGHI PER L'APPRENDIMENTO
Le aule e altri luoghi per l’apprendimento, come biblioteche o sale studio, dovrebbero, come i luoghi di lavoro, supportare la rigenerazione cognitiva, mitigando i fattori di disturbo. Spesso sono proprio le configurazioni degli ambienti a creare un senso di disagio: lunghi corridoi, aule piccole, impostazione spesso frontale e contrapposta con il mondo adulto. In questi casi la progettazione architettonica dovrebbe essere a tutti gli effetti una componente della più ampia progettazione didattica. Alcuni semplici suggerimenti potrebbero includere l’attrezzare uno spazio all’aperto, utilizzare i colori dell’ecosistema locale, rivestire i muri con forme frattali o biomorfiche, inserire piante in classe. Inoltre, è necessario supportare ogni fase evolutiva con le sue specificità, che includono in modi diversi la meraviglia, la scoperta, la necessità di esplorazione come quella dell’approfondimento del sapere man mano che si cresce.

Abbiamo visto che le soluzioni possono essere tante, ma senza approfondire il valore del luogo di appartenenza si rischia di fare allestimenti costosi senza ottenere benefici, o di pagare interventi sull’onda di una moda. Le soluzioni e i prodotti disponibili in commercio non devono essere il fine, ma il mezzo con il quale realizzare uno spazio rigenerativo. L’obiettivo di un progetto che voglia dirsi biofilico deve essere il rafforzamento, o la creazione qualora fossero del tutto assenti, dei legami con la natura. Tale obiettivo deve necessariamente far parte di un approccio architettonico più ampio che coinvolge aspetti tecnici, normativi e di sostenibilità in senso ampio. Anche per questo nessun progetto è uguale a un altro, ma si applicano una serie di strumenti e soluzioni più adeguati al caso specifico.
Questo tipo di architettura porterà benefici diretti a chi vivrà quegli spazi. Vivere bene momenti della vita quotidiana migliora la percezione generale e aumenta il senso di appartenenza al luogo. Tutto ciò potrà riflettersi in comportamenti proattivi e pro-ambientali della comunità che vive e si prende cura dei suoi luoghi, dagli edifici fino alla tutela del paesaggio e dell’ecosistema locale.
Questo è, infine, l’obiettivo più alto del Biophilic Design: realizzare un cambiamento positivo nelle comunità a partire da un singolo edificio, un singolo ambiente, che come cerchi concentrici nell’acqua arriva a portare benessere anche molto lontano da esso.
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