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narcisi foto copyright shutterstock min

 

NARCISI tra tradizioni e leggende

 

Le distese gialle di Daffodils fioriti sono una delle immagini tipiche della primavera inglese. Parte da lì Anny per condurci dentro storie fantastiche e remote

 

di Anny Pellecchia

 

Mentre l’aereo decollava dall’aeroporto di Napoli non capivo ancora perché mia sorella Olimpia si fosse ostinata a portarmi in Inghilterra. Era quasi primavera, l’aria era dolce e il sole brillava, il solo pensiero di ripiombare in inverno mi innervosiva. Quello era il primo viaggio che facevamo insieme. Lei, appassionata di tutta la cultura anglosassone, aveva tanti amici a Londra. Si era appena laureata, l’inglese l’aveva nel DNA. Io al contrario non avevo nessuna propensione per le lingue straniere e il tutto mi deprimeva molto. Tre ore dopo iniziò la discesa all’aeroporto Londra-Gatwick. L’aereo si tuffò in una bolla grigia. Un grigio così non l’avevo mai visto, compatto che si poteva tagliare con il coltello. Quando misi piede a terra, la prima cosa, o meglio il primo colore, che attirò la mia attenzione furono dei piccoli puntini gialli in lontananza. All’uscita ci attendeva Harvey Gold, un amico storico dei miei genitori, che si era offerto come Cicerone durante la nostra breve vacanza. Salimmo in macchina, il grigio era una presenza opprimente. Quando l’autovettura costeggiò Hyde Park, milioni di corolle gialle si materializzarono di nuovo innanzi ai miei occhi! Sapevo esattamente che fiori erano, ma domandai lo stesso: «Che fiori sono?». «Daffodils», disse Harvey contentissimo!

 

UN MARE DI FIORI DORATI

Tutto quel grigio era il migliore sfondo per far risaltare i fantastici Daffodil, ovvero i Narcisi. In città erano ovunque, addirittura sulle casse dei supermarket, li vendevano a mazzetti come ultimo acquisto d’impulso. Non avrei mai immaginato che il Narciso, fiore tradizionalmente legato alla cultura mediterranea, mi accogliesse con tanto calore in Inghilterra. Ero stupita se non stordita da tutto quel giallo. Il Narcissus, come attestano Plinio e Plutarco, deriva dalla radice greca “nàrke” che significa “torpore, stordimento” (si credeva che il suo profumo e le sostanze in esso contenute avessero proprietà narcotiche). Questa pianta di straordinaria bellezza, cantata da Virgilio, Ovidio, Sofocle, ora ai miei occhi sembrava essere il fiore nazionale d’Inghilterra! In negozio mio padre l’ha sempre lavorato e mia madre confezionava perfette sfere di Narcisi. I bulbi in busta sono sempre stati venduti, eppure non mi ha mai abbandonato l’impressione che lo sforzo di fare amare i Narcisi fosse profuso solo dal nostro negozio.

Oggi l’Olanda propone una vasta gamma di Narcisi in vasetti già pronti da far fiorire in casa o in fioriere. Tante specie e varietà per composizioni molto graziose che ricordano piccoli giardini. I clienti li apprezzano molto anche perché hanno imparato a non buttare i bulbi, per poi ripiantarli e farli rifiorire. Al Mercato dei fiori, oltre i bulbi in vaso, propongono anche i fiori recisi di N. ‘Tromba’ o N. jonquilla. Mi piacerebbe tanto riempire la città di Narcisi come in Inghilterra… ma la storia racconta…

 

DALLA MEMORIA IL SEME DEL FUTURO

Goffredo di Monmouth nella sua “Storia dei re di Britannia” indica in Bruto di Troia, discendente diretto di Enea, il fondatore della dinastia bretone. Una tesi simile è ripresa da Valerio Massimo Manfredi nel romanzo “L’ultima legione”. Nell’anno 476 l’Impero Romano d’Occidente cadde sotto l’assedio di Odoacre. L’imperatore Romolo Augusto, un ragazzino di 13 anni, fu portato in salvo insieme al suo precettore Meridius-Ambrosinus dall’ultima legione fedele all’impero nella lontana Britannia. “Il seme venuto da un mondo morente ha messo radici in questa terra remota”. Dall’ultimo imperatore nascerà un figlio che diverrà protagonista di un ciclo leggendario: re Artù.

A questo punto vorrei inserire un’ipotesi floreale in questa bellissima leggenda. Manfredi narra che il maestro di Romolo Augusto, prima di fuggire dall’Impero, raccolse quanto più poté nella sua bisaccia da viaggio, cibo, polveri magiche, erbe, amuleti. E vi aggiunse pure l’Eneide.

«Ma è un peso inutile», disse Romolo. «Tu credi? E invece è il carico più prezioso, figlio mio», rispose Meridius-Ambrosinus. «Quando si fugge e ci si lascia tutto alle spalle, l’unico tesoro che possiamo portare è la memoria. Memoria delle nostre origini, delle nostre radici, della nostra storia ancestrale. Solo la memoria può consentirci di rinascere dal nulla. Non importa dove e quando, ma se conserveremo il ricordo della nostra passata grandezza e dei motivi per cui l’abbiamo perduta, noi risorgeremo». Nella memoria del maestro c’erano anche i campi fioriti di Narcisi dell’Impero Romano? Sì, credo proprio che in quella bisaccia c’era anche qualche bulbo di Daffodil. Il grande Impero perduto ritorna a fiorire in Britannia. Io l’ho visto!

 

[Tratto da IL FLORICULTORE, Gennaio-Febbraio 2017]

RIFLESSIONI TRA I FIORI

di Anny Pellecchia

>> Cresciuta nel negozio di fiori dei genitori e in un giardino incantato realizzato dal padre Ugo non poteva che continuare la tradizione e scrivere per “Il Floricultore” perché il mondo del verde ha sempre qualcosa da raccontare

http://www.ugopellecchia.it

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