Sogno di una notte di Calendimaggio

Una visita a Pompei, il ricordo di culti antichi e le ghirlande che intreccia per gli amici greci offrono ad Annie il destro per rievocare riti propiziatori e indagare gli arcani delle nostre radici

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di Anny Pellecchia

 

Era una dolce domenica di aprile, entrai agli scavi di Pompei da Porta Marina. Non mi sono mai sentita una turista in questi luoghi che sono così familiari per me. Spesso rimango seduta nel foro a contemplare il mondo che si riversa nella città, fermata nel tempo ma palpitante ancora di tutte le persone che l’abitavano. Uno sguardo a destra, il tempio di Giove posto in asse col Vesuvio ipnotizza il mio sguardo… un saluto alla sacerdotessa romana di Venere, Eumachia, una delle donne più influenti del luogo, tanto da essere messa a capo della corporazione dei fullones (coloro che lavavano e smacchiavano i tessuti e le vesti); a lei si deve anche la costruzione del mercato della lana. Nell’edificio ormai silenzioso, un prato di muscari, papaveri, tarassaco, accompagna i miei passi fino alla sua statua.

 

Fiori e mitologia

Mi libero del fiume di turisti tagliando per vicolo storto, così raggiungo la casa dei Vettii. La stanza degli Amorini si apre sul portico del peristilio. Le pareti rosso pompeiano sono decorate da un nastro di pittura con sfondo nero dove deliziosi putti sono intenti alle più diverse attività e mestieri: fiorai e venditori di corone di fiori, fabbricanti e commercianti di profumi, orefici e cesellatori, fulloni, panettieri e vendemmiatori. Le corone di fiori sono sicuramente di rose… pronte, penso, per la festa di Calendimaggio con cui si celebrava l’arrivo della primavera. Il 1° Maggio nel calendario romano era dedicato alla Dea Flora, colei che ricopriva di fiori gli alberi, i prati, le valli. Esco dalla casa dei Vettii, per raggiungere quella del Labirinto. Ciuffi di foglie d’Acanto con fiori ancora acerbi mi guidano al peristilio dove una siepe di Bosso, lavorata dalle mani di un sapiente giardiniere, ricorda un dedalo. Mi affaccio in una delle stanze del colonnato, un mosaico di tessere bianche e nere racchiude la scena di Teseo in procinto di uccidere il Minotauro. Lo sguardo si posa su un affresco raffigurante delle baccanti. I loro capi sono adorni di corone di fiori. Il dipinto è sbiadito, ma riconosco rose, forse viole, forse margherite… Sorrido, anch’io preparo corone di fiori il primo maggio per alcuni greci residenti in città. Pur essendo lontani dalla terra natia, non rinunciano alla ghirlanda da appendere davanti la porta di casa, affinché la forza della natura possa accedervi come buon augurio.

 

Ritrovare sé stessi

In Grecia il giorno del primo maggio si organizzano picnic all’aria aperta ed è usanza raccogliere fiori per creare le fatidiche corone. Tutta la giornata è un susseguirsi di canti, balli, musica, grigliate… alla fine un premio viene assegnato alla ghirlanda più bella! Nessun luogo può far rivivere ai greci che vivono in Italia il loro vissuto nel giorno della Protomagia (letteralmente primo maggio), ma per vincere la malinconia vengono nel mio negozio e ordinano una corona di fiori.

Maggio, prende il nome dalla dea Maja (nutrice e madre), che scacciando il freddo inverno riporta alla vita la terra. Ma le divinità nel mondo greco come sappiamo sono molte e guai a dimenticarne qualcuna durante i festeggiamenti del primo maggio! Ecco la dea dell’agricoltura Dimitra, sua figlia Persefone, dea dei fiori, Dionisio, divinità delle feste e del teatro attorniato da uno stuolo di baccanti! Sul tappeto di fiori, come vere star del nostro tempo, tutti vengono invitati a rivivere un giorno di vera magia!

 

Il ciclo del tempo

I clienti greci mi ringraziano per la corona che ho realizzato apposta per loro. L’ammirano facendola ruotare tra le mani, come le lancette di un orologio… attendono sognanti il giorno in cui sarà bruciata, il 24 giugno, la notte di San Giovanni, come tradizione vuole. Estate! Allora sì, la madre Grecia sarà vicina, potranno ritornare finalmente a casa per le ferie estive. Chi vive o ha vissuto lontano avverte prima o poi il bisogno di ritrovare le proprie origini e con esse sé stesso. Cesare Pavese ( 1908-1950) nel celebre romanzo “La luna e i falò” interpreta bene questi sentimenti: “Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra, c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti”.

[Tratto daIL FLORICULTORE, Maggio-Giugno 2023] 

© RIPRODUZIONE RISERVATA


Anny Pellecchia

>> Cresciuta nello storico negozio di fiori di famiglia a Salerno e in un giardino incantato realizzato da mio padre Ugo Pellecchia non potevo che continuare la tradizione e scrivere le mie "Riflessioni tra i fiori" per Il Floricultore. Perché il mondo del verde ha sempre qualcosa da raccontare!

       

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