buco nero

 

Buchi neri, buchi verdi

e gli effetti benefici del florovivaismo

 

Può una politica “green oriented” migliorare la qualità della vita e avere ricadute positive su economia, lavoro, turismo e paesaggio? La risposta è SÌ

 

L’astrofisica ha descritto il fenomeno dei “buchi neri” che possono risucchiare la materia e farla scomparire. Un fenomeno analogo lo si riscontra nell’odierna economia mondiale, dove per spingere sui consumi vengono indotti bisogni effimeri che il più delle volte sono soddisfatti accedendo al sistema creditizio. In questo modo la presunta crescita finisce col precipitare nel “buco nero” dell’indebitamento forzato. Un sistema distorto che a lungo andare, come è già stato ampiamente dimostrato dalla recente crisi finanziaria, economica e produttiva, genera conseguenze nefaste a livello globale.

Un’economia sana dovrebbe incentivare innanzitutto consumi sani, ossia in grado di generare benessere diffuso. Quindi capaci di soddisfare i bisogni non solo di chi produce, ma anche di chi acquista e consuma e ancora più in generale dell’intera collettività. Il “consumo” di verde risponde a tutti questi requisiti.

È stato spiegato con chiarezza nel corso del convegno “Misure di defiscalizzazione del verde privato: migliore qualità della vita, incremento dell’occupazione”, promosso e organizzato il 6 Luglio scorso a Montecitorio dalle associazioni, dai distretti e dai consorzi del comparto florovivaistico italiano, coordinati da Nada Forbici e Francesco Mati.

«Il futuro è nell’economia green», ha affermato l’on. Enrico Borghi, primo firmatario di uno dei tre progetti di legge per la defiscalizzazione dei lavori nei giardini privati attualmente depositati Alla Camera e al Senato della Repubblica. «Per questo è nostro compito promuovere e sostenere modelli di sviluppo nuovi e differenti. Il mercato da solo non è in grado di risolvere ogni problema. Nell’immediato potrebbe apparire più redditizio asfaltare una strada piuttosto che creare un nuovo giardino, ma nel lungo termine non è così». I benefici del verde, privato e pubblico, sull’ambiente urbano e sulla salute umana sono innumerevoli e sono stati documentati da autorevoli studi scientifici. Anche per contrastare il cambiamento climatico, che è già in corso, è conveniente investire in alberi piuttosto che in costose tecnologie, ha spiegato la ricercatrice del Cnr Rita Baraldi.

Il primo problema da risolvere è la conoscenza. Serve un impegno massiccio affinché l’opinione pubblica sia consapevole di tutto questo. C’è un episodio curioso che è bene conoscere. Un gruppo di scienziati statunitensi ha sviluppato una ricerca per rilevare le emissioni di CO2 nell’intero pianeta, fino al livello di singola regione e città. «Il territorio della Toscana», ha spiegato Francesco Mati, presidente del Distretto vivaistico ornamentale pistoiese, «è risultato coperto da un velo di inquinamento modesto di anidride carbonica, con alcuni picchi rossi che ne indicavano, invece, una forte concentrazione. Gli studiosi, però, sono rimasti colpiti soprattutto dal fatto che sopra Pistoia ci fosse un vuoto. Incuriositi, hanno chiesto spiegazioni all’Università di Firenze e così facendo hanno scoperto che questa città ospita 5 mila ettari coltivati a vivaio. Un immenso patrimonio verde che concorre a migliorare la qualità dell’aria e della vita nella nostra città».

Michele Mauri

       

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