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Lettera aperta al settore di Paolo Coin Amministratore Delegato di PadovaFiere

 

Premetto che se il compito di un organizzatore di eventi è quello di magnificare e “tirare a lucido” anche le cose meno positive, questo sia un caso diverso perché nei momenti difficili bisogna essere seri e perché Flormart merita una riflessione attenta. Personalmente in vent’anni di PadovaFiere ho conosciuto numerosissime imprese e tante segreterie organizzative che oggi, anche se dotate di grande esperienza, si trovano in difficoltà nell’affrontare una crisi nella quale è difficile tenere la barra al centro e le promesse (anche di partecipare) sono purtroppo molto meno attendibili perché il contesto obbliga a navigare a vista e a prendere decisioni d’impulso.

Chiarito uno dei ruoli di PadovaFiere, entro nel merito di questo 2013 e di un futuro, che deve rapportarsi con un passato ingombrante. Se confrontata con il suo glorioso passato di fiera bella, generosa e prosperosa quella che è andata in scena è sicuramente lo specchio dei tempi e non il frutto della volontà miope di PadovaFiere. è una evoluzione più essenziale e business di cui certamente non hanno usufruito coloro che hanno deciso di non partecipare. Alcuni di questi hanno fatto la non elegantissima scelta di chiamarsi fuori promuovendo urbi et orbi la loro assenza (in una logica piuttosto sabotatoria) e salvo poi essere presenti nei corridoi del primo giorno di mostra sottolineando con la presenza la loro assenza . . . il gioco di parole è voluto ed aiuta a comprendere quanto a volte non sia facile per chi organizza prendere le decisioni corrette in nome e per conto non solo di una fiera ma anche di un settore.

Liquidiamo il risultato stabilendo che la colpa è degli assenti? Non sarebbe serio e non lo farò per cui veniamo a noi e alle nostre responsabilità. Se abbiamo una colpa certa è quella di non essere riusciti a far sì che il settore si “affezionasse” a noi o percepisse gli impegni anche collaterali assunti e le partnership messe in atto a sostegno del comparto. O peggio le percepisse negativamente. Chi organizza un evento in Italia di questi tempi si assume certamente l’onere di perderci dei soldi (ma ci sta, perché crediamo che il nostro lavoro abbia un futuro e perché storicamente questo settore ci ha dato molto) e anche se non ci sarà stata la moquette dappertutto, ad esempio, abbiamo fatto quasi due mesi di Radio Rai convinti che lanciare messaggi al pubblico conti più delle corsie di moquette che sono un “taglio” comune a tutti i quartieri fieristici. Quello che posso dire è che le fiere, togli la Germania e poche eccezioni che confermano la regola, sono tutte in grande difficoltà e Flormart, se si pensa ad eventi che dovrebbero rappresentare settori strategici per il rilancio, che sono ridotti a poche migliaia di metri quadrati, è comunque una base sulla quale ricostruire qualcosa di importante.

Conosco, e in parte condivido, anche nel dettaglio quelli che sono gli errori che vengono contestati all’edizione appena conclusa ma credo sia fondamentale riavviare un dialogo con il settore e per questo vi anticipo e mi impegno a sviluppare i seguenti punti.

Una politica tariffaria realmente rispondente alla difficoltà del momento, Flormart e questo settore non possono permettersi una manifestazione che non sia realmente rappresentativa.

A brevissimo termine chiederemo di poter incontrare tutte le aziende più rappresentative, quelle che vengono e quelle che hanno rinunciato quest’anno, per costruire un prodotto che sia realmente rispondente alle esigenze del settore e nel quale sia possibile la più ampia identificazione.

Dialogheremo con le realtà piccole e medie per far si che possano ottimizzare al meglio la partecipazione alla Fiera, proponendo loro di sviluppare anche “forme aggregative”, un neo di questo settore.

Continuiamo il lavoro sull’Estero, che in questa edizione ha contribuito a creare e implementare relazioni commerciali particolarmente significative, rimanendo uno degli elementi sul quale spingere ulteriormente in futuro.

Un ragionamento a 360° non solo su Flormart ma anche su altri eventi, di cui siamo stati magari incompresi protagonisti, o sul ruolo e sulle opportunità legate ai Consorzi e ai progetti.

Essere trasparenti e disponibili al dialogo. E per favorirlo creiamo una casella E-mail (Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.) dove potete inviarci critiche, suggerimenti e richieste che ci aiutino a fare le cose giuste e a migliorare la manifestazione.

Permettetemi un’ultima divagazione. Aleggia il fantasma del “Grande Flormart” che fino al 1994 stava tutto in un quartiere costruito negli anni ‘20 che non metteva insieme 13.000 mq, comunque meno di quelli netti (quindi “buchi” esclusi) della criticata edizione 2013. Gli anni di vera gloria dimensionale iniziano nel 2002 con i nuovi Padiglioni a regime e declinano rapidamente con la crisi che attanaglia l’economia mondiale a partire dal 2008. Che assieme alle condizioni meteorologiche di questa stagione primaverile non ci ha certamente facilitato il lavoro. La crisi dovrà finire, anche se le cose non potranno tornare come prima se non fra parecchi anni, e forse per cominciare a cambiare bisogna smettere di guardarsi indietro rimpiangendo il tempo in cui tutto era molto più bello, raggiungibile e purtroppo anche più facile.

       

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