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Un momento del seminario “Salute e sicurezza sul lavoro nei settori agricolo e vitivinicolo” che si è svolto a metà giugno alla FEM di San Michele all'Adige (TN). 

 

Sicurezza sul lavoro in agricoltura,

la “ricetta” delle buone pratiche

 

4 Luglio 2013  - Dal 1º giugno 2013 è obbligatorio, anche per le aziende agricole, predisporre il documento valutazione dei rischi, una sorta di fotografia della sicurezza, dei rischi e delle misure utili a eliminarli o ridurli. Inoltre, da quest’anno, la legge impone anche l’abilitazione all’uso di trattori, carri raccolta e altre attrezzature, e serve una formazione specifica per intervenire anche all’interno di spazi confinati come silos e cisterne.

Per gettare luce sulle nuove normative, l’Associazione professionale italiana ambiente e sicurezza (AIAS) e Fondazione Mach hanno organizzato un seminario che si è svolto a metà giugno presso la sede di San Michele all’Adige (TN), intitolato “Salute e sicurezza sul lavoro nei settori agricolo e vitivinicolo”.

Giuseppe Sciarretta, consigliere nazionale di AIAS, ha spiegato che un significativo numero di gravi infortuni sul lavoro si verifica in luoghi confinati in cui sono presenti, o si formano accidentalmente, atmosfere pericolose: asfissianti, tossiche, infiammabili o esplosive.

Thomas Turrisi, segretario regionale di AIAS, ha evidenziato che le attività lavorative svolte all’interno di spazi confinati o di luoghi inquinati presentano un alto livello di rischio per i lavoratori ed ha illustrato un modello originale di percorso formativo per gli operatori. A conferma di ciò, i dati INAIL mostrano come in Italia, tra il 2005 ed il 2010, negli ambienti confinati siano avvenuti 29 incidenti che hanno provocato ben 43 morti sul lavoro.

«L’analisi delle cause e delle dinamiche di tali incidenti evidenzia, in maniera inequivocabile, – ha spiegato Turrisi – la scarsa consapevolezza del rischio da parte delle persone coinvolte, associata generalmente all’insufficiente conoscenza dei fenomeni e delle possibili misure di prevenzione e protezione, nonché all’incapacità di mettere in atto appropriate procedure di intervento in caso di emergenza».

E tale carenza si manifesta prevalentemente nell’ambito delle micro e piccole realtà imprenditoriali e riguarda in primo luogo i lavoratori, ma si estende anche ai datori di lavoro, talvolta fino all’estrema conseguenza di trovare loro stessi tra le vittime degli infortuni. Per questo è stato recentemente approvato il DPR 177/2011: “Regolamento recante norme per la qualificazione delle imprese e dei lavoratori autonomi operanti in ambienti sospetti di inquinati”, dove, tra i vari requisiti, viene posta particolare attenzione agli obblighi di informazione, formazione ed addestramento dei lavoratori che intendono operare all’interno di detti ambienti. (S.C.)

 

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