Como: gasolio alle stelle, le serre rischiano la chiusura

 

 

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La denuncia di Coldiretti
Como-Lecco: «Impossibile sostenere
costi saliti di oltre il 60% in un anno: vanno tutelate le imprese e i 1.300 lavoratori dei nostri vivai».

 

 

«Il prezzo del gasolio alle stelle rischia di uccidere la nostra agricoltura. E non parliamo di recessione, ma di sopravvivenza stessa per le imprese. Mai come ora a rischio. 
Lo Stato e gli enti territoriali, Regione in primis, devono ascoltare l’appello dell’agricoltura, uno dei pochi settori ancora in grado di fornire al Paese una base di economia reale». 
È forte ed accorato l’appello del presidente della Coldiretti interprovinciale di Como e Lecco Fortunato Trezzi che, nel commentare la preoccupante situazione del “caro carburante”, traccia il quadro preciso di una crisi ormai in atto: «Partiamo da un dato di base e cioè l’aumento del gasolio agricolo nella misura di oltre il 60% in meno di dodici mesi.

Il settore più colpito è quello dell’ortoflorovivaismo e, in particolare, delle colture sotto serra: complice anche il gelo siberiano dello scorso mese, scaldare le strutture ha raggiunto costi insostenibili e addirittura impensabili fino a poco tempo fa».

Un esempio su tutti? Secondo le stime di Coldiretti, scaldare 3.000 metri di produzione in serra per 10 ore al giorno (dalle 18 alle 9 del mattino seguente), costa 450/500 Euro al giorno, pari al consumo di 450 litri di gasolio circa.
Gli aumenti a catena che si sono registrati ad inizio 2012 hanno così reso più difficile una situazione già complessa, con i prezzi del gasolio che già nel precedente anno avevano cominciato a correre.
 «Il settore ortoflorovivaistico comasco – continua Trezzi – rappresenta oltre 400 imprese con 418.000 metri quadrati coltivati di cui circa 140.000 con serre e tunnel ed è strategico per il settore primario lariano, anche in termini occupazionali. Se le imprese dovessero chiudere, sono a rischio 1.300 posti di lavoro.
Dobbiamo impegnarci tutti per tutelare il futuro delle nostre imprese e salvaguardare, con esse, anche l’immagine delle produzioni agricole del nostro territorio».

Ma, come aggiunge il direttore Francesco Renzoni: «La floricoltura non è il solo comparto a risentire dei rincari, che si ripercuotono a catena per tutte le imprese agricole impegnate, di questi tempi, nelle operazioni colturali in campo: anche le aziende che producono mais, ad esempio, hanno visto lievitare i costi di produzione nella stessa misura».

La Coldiretti interprovinciale di Como e Lecco fa, quindi, propria l’azione intrapresa a livello nazionale e si rivolge alle istituzioni del territorio: «Ora bisogna passare dai provvedimenti normativi di sacrificio fino ad oggi richiesti per tamponare la forte crisi del nostro Paese ad interventi legislativi a sostegno dello sviluppo economico per consentire alle imprese agricole di superare questo momento difficile guardando al futuro con ottimismo per il mantenimento delle attività imprenditoriali e della conseguente occupazione. 
La questione delle accise innanzitutto. Il caro gasolio non fa bene a nessuno: né all’agricoltura strozzata dai costi di produzione, né al resto di una filiera che vede moltiplicare i costi di trasformazione e trasporto: e in un Paese come l’Italia, dove l’88 per cento delle spedizioni commerciali avviene su gomma, il record del prezzo dei carburanti non può che avere conseguenze disastrose».

 

[Foto: European Community, 2011].



       

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