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Lavoro, Coldiretti: "Con l’abolizione

dei voucher si favorisce il sommerso"

 

Per la federazione agricola la cancellazione comporterebbe l’addio al lavoro nei campi per 50 mila studenti, pensionati e cassintegrati 

 

La decisione di eliminare definitivamente i voucher lavoro dal 2018, approvata dalla Commissione Lavoro della Camera, sta suscitando polemiche. Da più parti si riconosce che si è ricorso a questo strumento in modo eccessivo, ma nel contempo si evidenzia il fatto che i voucher sono nati con un obiettivo utile e riconosciuto da tutti.

«Penso che non bisogna farli diventare uno strumento di politica del lavoro generale», ha osservato ad esempio Romano Prodi, «ma abolirli completamente non mi sembra saggio: basta farli tornare al loro percorso originario, né più né meno».

Fra i delusi dall’ipotesi di abolizione c’è anche Coldiretti. È il caso di ricordare che i buoni lavoro sono stati introdotti per la prima volta proprio in agricoltura in occasione della vendemmia nel 2008. «Con la cancellazione dei voucher perdono opportunità di lavoro nei campi per integrare il proprio reddito 50 mila giovani studenti, pensionati e cassa integrati impiegati esclusivamente in attività stagionali che in agricoltura ne sono gli unici possibili beneficiari», è quanto scrive in una nota l’associazione, che mette in guardia dal rischio di favorire il sommerso. «In agricoltura sono stati venduti nell’ultimo anno circa 2 milioni di voucher, più o meno gli stessi di 5 anni fa», chiarisce Coldiretti, «per un totale di 350 mila giornate di lavoro che hanno aiutato ad avvicinare al mondo dell’agricoltura giovani studenti e a mantenere attivi molti anziani pensionati nelle campagne senza gli abusi che si sono verificati in altri settori dove sono aumentati esponenzialmente».

       

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