Dicembre 06, 2023

L'ORO ROSSO

Talismano dei talismani. La bellezza senza tempo del corallo rivive nel fascino struggente della Jatropha, giunta una notte dalla Aste olandesi. Un omaggio molto chic da regalare solo a persone speciali e scaramantiche

 Jatropha

di ANNY PELLECCHIA 

 

Quella mattina d’estate quando arrivai al mercato vidi qualcosa che non riuscii immediatamente a collegare con il mondo dei fiori. Evidentemente il mio sguardo rimase lungamente attratto su quel ramo rosso corallo, che il signor Luigi Machinè, sempre attento ai suoi clienti, e sempre gentilissimo nei confronti della mia famiglia, senza pensarci due volte, ne prese un ramo e me lo regalò. «È l’ultima novità», mi disse. «Jatropha, arrivata stanotte dall’Olanda!».

«Assomiglia davvero ad un corallo», esclamai. «Non avrei mai pensato di vedere qualcosa di così strabiliante sotto forma di infiorescenza. Questi olandesi, ne sanno una più del diavolo!». Tornata in negozio, la Jatropha ebbe il posto d’onore in vetrina: un vero gioiello al quale solo le orchidee poterono avvicinarsi senza timore! I clienti rimasero anch’essi incantati da tale novità e la vendita fu davvero soddisfacente.

Un omaggio molto chic da regalare solo a persone speciali e scaramantiche. Proprio come il corallo, gemma dai poteri magici contro le forze invisibili del male. Il corno di corallo, per esempio, è un amuleto protettivo e un talismano portatore di forze positive, di ricchezza e fertilità. La nascita, soprattutto, è il momento della vita umana più significativo e vulnerabile e necessita di un gioiello-talismano, una sorta di difesa. Ancora oggi si usa nelle culle dei bambini appena nati appuntare con una spilla francese un corno di corallo. Questa usanza non sopravvive solo nel Sud Italia, ma si ritrova in molte località toccate delle antiche vie commerciali dove questo gioiello rosso era molto ricercato. Partiva dal Mediterraneo per attraversare la cosiddetta “Via dell’incenso”: Egitto, Yemen, fino alla lontana India. Per esempio in Yemen al polso del neonato viene legato un braccialetto di corallo contro il soffocamento, in India invece si mette una cordicella con un corallino di corallo intorno alla vita dei bimbi per preservarli da ogni male.

Anche il matrimonio rientra in una fase importante della vita. Fino ai primi anni del ’900, nel Meridione, collane e oggetti di corallo erano parte importante della dote nuziale, di competenza della famiglia della sposa. Stessa usanza si ritrova non solo nelle località già citate della “Via dell’incenso”, ma anche in Mongolia, dove il corallo arrivò attraverso la “Via della seta”.

Plinio nella sua Naturalis Historia (XXXII, 214) ci tiene a sottolineare i diversi luoghi di pesca della preziosa gemma: Pachino vicino Siracusa, Eolie, Trapani, Marsiglia …e infine, conclude, il corallo più rosso nasce di fronte Napoli.

La verità è che il fascino di questo “oro rosso” colpisce l’immaginario collettivo soprattutto per la sua origine metaforica, esso è in bilico fra tre regni: non è un minerale anche se pietrificato, non è un vegetale anche se ramificato e non è un animale anche se di color del sangue.

Adoro andare dai corallari di Torre del Greco (NA). Dalle loro casseforti prendono vaschette di plastica stracolme di fili di corallo e affondando le mani nel mare di perline, innalzano dinnanzi alle clienti i filamenti rossi, veri tentacoli di polpi appena pescati. Le donne, me compresa, davanti tale meraviglia sono soggette alla sindrome di Stendhal, con il classico capogiro!

Torre del Greco ancora oggi è un affermato centro di lavorazione del corallo. Ha custodito la lontana radice ebraica che vede come primi orafi di gioielli in corallo proprio un popolo soggetto alla fuga. Da Samarcanda allo Yemen, dall’Algeria al Marocco, dall’Andalusia alla Sicilia fino a Napoli nel 1500. Agli artigiani orafi ebrei deve essere riconosciuto il ruolo di aver conservato vive le tecniche di lavorazione più antiche, ereditate da tradizioni straniere e averle insegnate alle maestranze trapanesi prima e napoletane poi.

Jatropha, se sei un regalo per persone speciali, non posso che portarti da Giorgio Filocamo, “Re dei corallari”! Così abbassata la saracinesca del negozio salto in macchina alla volta di Ravello (Costiera Amalfitana) dove questo artista ha la sua bottega-museo in una delle piazze più belle e note del mondo. C’è un pezzo che mi piace tanto, la testa di Medusa di un corallo rosso fuoco vibrante: il volto stravolto, decapitato dalla spada di Perseo, rivive il mito attraverso i versi delle Metamorfosi di Ovidio “…et havendo posato in terra la testa di Medusa, che uscendo in terra sangue dal collo tagliato, et imbrattando l’acqua del mare, ne nascieva coralli”. La voce di Giorgio mi riporta alla realtà e mostrandomi un Crocifisso di corallo siciliano del ’600 adagiato su di una croce di cristallo veneziano, recita un’iscrizione del ’500: “Nobilis nascit moriendo gemma corallus qui sub undis vivens ut alga fuit sic piagens hominum ilici et abiectissima vivet in terris sic fata sua post manet” (Come il corallo morendo diventa gemma preziosa, così l’uomo si sublima nella morte).

«Ciao Anny! La Jatropha è davvero incantevole!». Finisce di levigare un cornetto, me lo porge: «Ricorda, il corallo è il talismano dei talismani, porta bene solo se rotto, rosso o regalato!».

 

[Fonte: IL FLORICULTORE, Luglio-Agosto 2013]

 


 Jatropha: bella, ma velenosa

Il genere Jatropha della famiglia delle Euphorbiaceae è composto da circa 175 specie, per la maggior parte originarie delle zone tropicali e subtropicali delle Americhe. Il termine Jatropha deriva dal greco iatros = medico e trophé = nutrimento.

La specie J. podagrica, originaria della Colombia, è largamente diffusa nelle zone tropicali del mondo, in particolare in Cina e in India. In climi temperati può essere utilizzata come pianta da interni. Fusto alto 30-50 cm, fiori in largo corimbo, rossi arancioni, in estate.

Come altre piante della famiglia delle Euphorbiaceae, la Jatropha è tossica: un solo seme è sufficiente per provocare un avvelenamento grave. 


 

Anny Pellecchia

>> Cresciuta nello storico negozio di fiori di famiglia a Salerno e in un giardino incantato realizzato da mio padre Ugo Pellecchia non potevo che continuare la tradizione e scrivere le mie "Riflessioni tra i fiori" per Il Floricultore. Perché il mondo del verde ha sempre qualcosa da raccontare!

       

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