APPALTI VERDI - La biofilia come criterio guida per gli acquisti della PA
I "Criteri ambientali minimi per il servizio di gestione del verde pubblico e la fornitura prodotti per la cura del verde" (CAM verde) vigenti sono in corso di revisione: un’occasione per il settore florovivaistico per integrarli nella direzione della biofilia. Ecco l’approfondimento curato dall’Accademia Italiana di Biofilia-AIB

di Paola Brambilla
Avvocato, Professore a Contratto di Diritto dell’Ambiente all’Università degli Studi di Bergamo
Membro del Comitato Scientifico AIB
Le Pubbliche Amministrazioni (ma anche altri soggetti privati che svolgono attività di interesse pubblico) sono tenute a rispettare, negli acquisti di beni e servizi, i cosiddetti Criteri Ambientali Minimi o CAM, che rappresentano il principale strumento per l'attuazione del "Piano d’azione per la sostenibilità ambientale dei consumi nel settore della pubblica amministrazione" (PAN GPP, sigla che sta per Green Public Procurement, ovvero Appalti Verdi). Le ultime stime evidenziano come gli Appalti Verdi siano progressivamente arrivati a rappresentare ben il 30% degli acquisti totali degli appalti pubblici in genere.
CHE COSA SONO GLI ACQUISTI VERDI
La disciplina dei CAM è oggi contenuta nell'articolo 57 del D.Lgs. 36/2023, ovvero il Nuovo Codice dei Contratti Pubblici, che rafforzando le disposizioni introdotte dal previgente codice del 2016, stabilisce che le stazioni appaltanti contribuiscono al conseguimento degli obiettivi ambientali attraverso l'inserimento dei CAM nella documentazione progettuale e di gara.
Per i giudici amministrativi che si occupano di appalti pubblici i CAM non sono mere raccomandazioni, ma obblighi immediatamente cogenti per le stazioni appaltanti, per cui questi criteri verdi vanno inseriti obbligatoriamente in ogni procedura di acquisto, di qualunque importo e di qualsiasi tipo: quindi vanni inseriti non solo nei bandi di gara, ma anche negli affidamenti diretti, nei piccoli contratti minori senza confronti concorrenziali, usuali nel settore della floricoltura, interessato dalla progettazione e dalla fornitura del verde esterno (per quello interno, si dirà dopo).
La mancata o erronea applicazione dei CAM costituisce un vizio della procedura di affidamento che può portare alla sua illegittimità ed annullamento.
La ragione di tale cogenza risiede nella volontà del legislatore di trasformare il contratto d'appalto da mero strumento di acquisizione di beni e servizi a strumento di politica economica, con l'obiettivo di garantire che la politica nazionale sugli appalti verdi sia incisiva non solo nel ridurre gli impatti ambientali, ma anche nel "promuovere modelli di produzione e consumo più sostenibili, “circolari” e nel diffondere anche l’occupazione “verde”. Questo approccio strategico è stato ulteriormente potenziato dalle modifiche costituzionali agli artt. 9 e 41, che hanno posto la tutela dell'ambiente al centro dell'ordinamento.
Per il settore della floricoltura è di interesse specifico il D.M. n. 63 del 10 marzo 2020, pubblicato nell’apposita sezione del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, che contiene appunto i "Criteri ambientali minimi per il servizio di gestione del verde pubblico e la fornitura prodotti per la cura del verde", detti CAM verde.

I CAM VERDE: CRITERI TECNICI E OPPORTUNITÀ PER LA FLORICOLTURA
Tutti i CAM si articolano generalmente in diverse tipologie di criteri.
I criteri in primo luogo comprendono le “Specifiche Tecniche” e le “Clausole Contrattuali” obbligatorie: sono indicazioni vincolanti che la PA che definiscono le caratteristiche minime del servizio e le condizioni di esecuzione. Ad un'azienda di floricoltura, ad esempio, possono essere richiesti:
– l’utilizzo di specie autoctone e locali: molto favorite, coerentemente con la normativa internazionale, europea e nazionale sulla tutela della biodiversità, mentre è richiesto di evitare piantagioni monospecifiche e di escludere l'introduzione di specie alloctone, specialmente se invasive (cfr. liste rosse dell’ISPRA).
– materiali di qualità: le piante fornite devono possedere apici vegetativi conformati, un apparato radicale integro e devono essere sane ed esenti da patogeni, e la coltivazione deve avvenire con tecniche di difesa fitosanitaria integrata;
– scarse esigenze Idriche: è favorita la selezione di piante resistenti alla siccità e adatte alle specifiche condizioni climatiche locali, come pure resistenti ai lunghi periodi siccitosi sempre più frequenti, così da contribuire anche a una gestione sostenibile della risorsa idrica.
– supporto alla biodiversità: l’offerta di specie utili agli insetti impollinatori e alla fauna selvatica è un ulteriore elemento qualificante.
Nei CAM sono anche previsti anche “Criteri Premianti”, facoltativi: le gare aggiudicate con il criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa possono infatti prevedere l’attribuzione di un punteggio maggiore all’azienda che proponga soluzioni migliorative che vadano oltre i requisiti minimi. L’operatore florovivaistico può quindi valorizzare la propria offerta alla pubblica amministrazione proponendo, ad esempio, miscele di sementi appositamente studiate per garantire fioriture per tutto l’anno, una manutenzione quasi nulla, o ancora la massima attrazione degli impollinatori, come anche piani di gestione idrica basati su tecnologie e impianti innovativi, di drenaggio e accumulo, c.d. SuDS (Sustainable Urban Drainage Systems), o la fornitura di piante con certificazione di provenienza da ecotipi locali.
LA DIMENSIONE ETICA DEI CAM
Infine i CAM si estendono anche alla dimensione sociale; le amministrazioni pubbliche devono infatti inserire nei bandi di gara, come requisiti obbligatori dell’offerta, specifiche "clausole sociali" tese a garantire pari opportunità generazionali, di genere, e di inclusione lavorativa per le persone con disabilità o svantaggiate, stabilità occupazionale e l'applicazione dei contratti collettivi nazionali e territoriali di settore. Le aziende del settore si devono quindi strutturare per rispondere a tali requisiti, oppure per valorizzarli quando già sono applicati, perché gli impegni concreti per l'inclusione lavorativa di categorie svantaggiate o per la salvaguardia dei livelli occupazionali consentono di venir preferiti nell’affidamento.

I PROSSIMI OBIETTIVI NELLA RIFORMA DAI CAM: LA DIMENSIONE DELLA BIOFILIA
Da questo quadro emerge già come, in un certo senso, le politiche del verde pubblico e i CAM prendono già in considerazione alcuni temi propri della biofilia, specie dove incoraggiano una gestione qualitativa del verde: si pensi alle nature based solutions, all’attenzione per la fauna selvatica e agli impollinatori, che incoraggiano un rapporto armonico con la natura, di vicendevole profitto. I tempi però sono maturi per ulteriore passo avanti, che valorizzi nei bandi di progettazione e fornitura del verde gli aspetti psicosociali e curativi del verde, per rafforzare le connessioni con la natura e i relativi benefici, specie nei grandi centri urbani.
L’attenzione per questo rapporto benefico è legato anche a ragioni di giustizia climatica, e di tutela della salute, basti pensare al nuovo diritto all’ombra, ad un nuovo diritto alla connessione ma non già con la tecnologia, ma appunto con la vita naturale, ciò che assicura anche una prevenzione dei conflitti basati sul disagio che deriva dimensioni di deprivazione anche ambientale.
Ora, i CAM vigenti sono in corso di revisione: quale migliore occasione dunque per il settore della floricoltura, che sarà coinvolto nella redazione dei nuovi criteri (previsti indicativamente per il 2026/207) per integrarli nella direzione della biofilia?
Attraverso i criteri tecnici o i criteri premianti un'azienda di floricoltura all'avanguardia può trasformare questi concetti in un vantaggio competitivo tangibile, proponendo soluzioni tecniche migliorative che vadano oltre la mera sostenibilità ecologica per abbracciare una sostenibilità socio-sanitaria.
LE SIGNIFICATIVE OPPORTUNITÀ PER IL COMPARTO FLOROVIVAISTICO
♦ Pensiamo alla progettazione biofilica: Invece di fornire semplicemente piante autoctone, si può proporre un progetto di impianto selezionando specie, colori, profumi e texture noti per avere effetti positivi sul benessere psicologico, sulla riduzione dello stress e sull'aumento della produttività. Una simile proposta, supportata da documentazione scientifica, potrebbe essere valutata come qualitativamente superiore.
♦ E ancora, si possono introdurre riferimenti puntuali ai giardini terapeutici e sensoriali, per un'offerta specializzata nella progettazione e fornitura di piante per parchi e aree verdi destinati a strutture sanitarie, case di riposo o scuole, particolarmente indicati per stimolare i sensi e facilitare la riabilitazione o il benessere di utenti con esigenze specifiche.
♦ In ultimo si potrebbe valorizzare il benessere come criterio di gara: l’azienda florovivaistica potrebbe così aspirare a un maggior punteggio per progetti che dimostrino, tramite studi o modelli previsionali, di poter ridurre l'inquinamento acustico, migliorare la qualità dell'aria a livello micro-climatico o creare spazi che favoriscano la coesione sociale o nella fornitura di mixitè con profumi e aromi essenziali.
♦ Infine sarebbe interessante proporre l’introduzione di alcuni criteri per il verde destinato agli interni, che adesso non è regolato né dai criteri ambientali per il verde né da quelli per l’arredamento: potrebbe così avere ulteriore risalto quale elemento guida negli acquisti della PA proprio la biofilia, con enormi vantaggi per la qualità del lavoro nelle pubbliche amministrazione e il benessere dell’utenza: la presenza di piante e fiori negli uffici è suscettibile di apportare benefici psicofisici importanti, non solo per gli aspetti di filtrazione dell’aria indoor, ma più in generale per il benessere emotivo che la sintonizzazione con gli elementi della natura apporta.
Una spinta in questa direzione arricchirebbe la riforma dei CAM, che ad oggi pare invece concentrarsi sul materiale florovivaistico – con limitazioni all’uso della torba a favore di altri materiali naturali più sostenibili – e sulla tracciabilità e sostenibilità, rafforzando l’attenzione per la biodiversità e le connessioni ecologiche.
In conclusione, il settore della floricoltura non deve subìre i CAM come un mero onere burocratico, ma può interpretarli come un'opportunità per guidare un'evoluzione culturale. Passando da una logica di mera fornitura a una di progettazione di ecosistemi urbani complessi, l'impresa può posizionarsi come partner strategico delle pubbliche amministrazioni.
L'uso strategico degli appalti pubblici può così evolvere da un Green Public Procurement a un Socio-Ecological Public Procurement, dove il valore generato non è solo ambientale ed economico, ma anche e soprattutto sociale e sanitario, contribuendo in modo misurabile alla salute e al benessere della collettività.
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