Cristiano Fini confermato presidente di Cia-Agricoltori Italiani
È alla guida dell’organizzazione dal 2022. Reddito agricolo, clima, aree interne e nuova Pac tra le priorità del secondo mandato

L'imprenditore Cristiano Fini è stato rieletto dalla IX Assemblea nazionale riunitasi il 7 Maggio 2026 presso l’Auditorium Antonianum di Roma
Cristiano Fini è stato confermato all’unanimità presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani. Imprenditore vitivinicolo di Castelfranco Emilia (MO), 54 anni, è stato rieletto dall’Assemblea elettiva “Agricoltori custodi di territorio, custodi di futuro”, riunita a Roma all’Auditorium Antonianum lo scorso 7 Maggio. Fini è alla guida dell’organizzazione dal 2022, dopo essere stato presidente regionale di Cia Emilia-Romagna dal 2018 e, precedentemente, di Cia Modena.
«Chiediamo che l’agricoltura sia considerata un vero asset strategico, perché la sovranità alimentare è la base della libertà di un popolo: un popolo che non può sfamarsi è un popolo ricattabile», ha dichiarato Fini ringraziando tutti per la fiducia e la riconferma.
«Oggi le sfide sono enormi, ma la nostra mission è trasformare la paura in energia per il cambiamento e difendere gli agricoltori come garanti di cibo, sentinelle della qualità, custodi dei territori e architetti del futuro del Paese».
Nella sua relazione, il presidente di Cia ha delineato le principali direttrici di intervento dell’organizzazione.
Conflitti e crisi globali. «L’agricoltura è il primo settore a subire le onde d’urto. Gasolio agricolo alle stelle (+100%), fertilizzanti fuori controllo (urea +43% e solfato di ammonio +20%) e un’impennata dei costi lungo tutta la filiera». A livello comunitario servono risposte rapide, forti e straordinarie. Sui fertilizzanti, per esempio, il presidente ha detto che occorrono sostegni diretti già dal 2026, sospensione dei dazi all’import, revisione del CBAM che rischia ulteriori costi, più controllo contro le speculazioni, sblocco del digestato oggi frenato da vincoli normativi. Mentre sul fronte energetico, c’è bisogno di strumenti eccezionali anche oltre i vincoli del Patto di stabilità, acquisti comuni per ridurre i prezzi e priorità all’agricoltura, escludendo la produzione alimentare da ogni ipotesi di razionamento.
Reddito agricolo e riequilibrio della filiera. Una battaglia storica di Cia, che vuole mettere in campo una strategia orientata verso tre direzioni chiave. La prima è il miglioramento della forza collettiva dei produttori attraverso aggregazione (consorzi, Aop), integrazione verticale, progettualità condivise, inclusione giovanile e potenziamento degli strumenti interprofessionali, per definire accordi chiari e contratti tipo con regole oneste e giusta remunerazione. La seconda riguarda legalità e trasparenza. La terza direzione punta invece a un nuovo patto con i cittadini, fondato sui principi di salute e sostenibilità, promuovendo tutte le forme di filiera corta a partire da botteghe e mercati contadini e pensando anche a incentivi al consumo di prodotti Made in Italy.
Clima, acqua e innovazione. La crisi climatica rappresenta un’inesorabile realtà che impone una risposta strutturale. Cia rilancia la Carovana dell’Acqua, progetto confederale che mappa criticità e buone pratiche in ogni regione, e soprattutto il Piano “100 Buone Opere”, che individua un insieme puntuale di opere cantierabili, definite grazie alla ricognizione diretta nei territori. Sempre secondo CIA, bisogna poi accelerare sulla realizzazione di bacini di accumulo, l’efficienza delle reti (oggi si perde il 40%), l’irrigazione di precisione e il ruolo delle comunità energetiche rurali. Sul suolo viene ribadita la necessità di una legge contro il consumo indiscriminato, tutela della fertilità, recupero delle superfici abbandonate e difesa delle aree agricole. Centrale anche il rafforzamento degli strumenti assicurativi e mutualistici contro i rischi climatici e di mercato.
Aree interne. Il rilancio delle aree interne parte da un principio fondamentale: il diritto a restare. Per il presidente di Cia, serve un’inversione di rotta che riconosca le aree rurali non come periferia, ma come componente cruciale del Paese. In questo scenario, «l’azienda agricola è chiamata a evolversi in un vero e proprio hub di servizi territoriali, integrando produzione, turismo, welfare, energia, ambiente e servizi sociali». Questa trasformazione richiede un investimento deciso in formazione: «Dobbiamo creare una scuola permanente dell’agricoltore per formare il capitale umano. Servono corsi specialistici anche su AI e big data. E noi vogliamo formare i tutor digitali rurali all’interno del sistema Cia».
Europa, PAC e Accordi commerciali. «La PAC resta il pilastro storico dell’integrazione europea e siamo determinati a difenderla», ha ribadito il presidente di Cia. «Diciamo un deciso no a ogni tentativo di rinazionalizzazione o di inglobare la Pac in un indistinto Fondo Unico, perché significherebbe frammentare le risorse, aumentare i rischi di tagli e mettere in pericolo la sicurezza alimentare europea». La Pac non è una spesa, ma un investimento strategico che deve restituire dignità e prospettiva a chi vive di agricoltura. Questo è il pensiero di CIA e del suo presidente.
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