Un tocco verde nell’organigramma
Ambiente, natura e nuovi modelli di lavoro: l'Accademia Italiana di Biofilia spiega perché il verde negli uffici è un fattore organizzativo, non un accessorio

di Luca Solari
Professore Ordinario di Organizzazione Aziendale all’Università degli Studi di Milano, Fondatore di Humagine e Membro del Comitato Scientifico AIB-Accademia Italiana di Biofilia
C’è stato un lungo tempo nelle organizzazioni nel quale le piante sono state una forma di resistenza della vita in ambienti grigi e anonimi. Raramente integrate nel disegno delle postazioni e degli uffici, vi entravano portate dalle persone. Dove tutto era sacrificato alla produttività e alla gerarchia, rappresentavano un piccolo portale verso la propria vita personale e in alcuni casi il conforto di una relazione, per quanto silenziosa (anche se vi è chi letteralmente sembra saper parlare alle piante!). Talvolta vi rimanevano perché regalate da qualche cliente o partner commerciale, in quel caso un po’ neglette e abbandonate alla cura occasionale di chi si occupava delle pulizie.
Nel tempo, gradatamente, si sono affacciate nei palazzi come legittime presenze; prima per adornare come simbolo di status gli uffici più prestigiosi poi per estendersi agli spazi comuni e interromperne le fughe all’infinito.
La stagione dei nuovi uffici, funzionali, impersonali e a rotazione sembrava aver fatto calare una coltre di gelo; gli open space e gli spazi articolati sull’activity based working, raccontati come nuovi luoghi delle meraviglie, si sono riprodotti con pochissima varietà genetica (al massimo con piccole variazioni di palette) in un tripudio di inaugurazioni focalizzate sulla modernità e sul futuro del lavoro. Sembrava tornata una nuova stagione totalmente antropizzata, ma con il tavolo da calcetto all’ingresso a simboleggiare l’innovatività, tavolo in realtà perennemente vuoto, più simile ad una installazione che a un luogo di socialità. Certo, in qualche progetto si sono azzardate le pareti verdi, così distanti e irraggiungibili da diventare un semplice simulacro, quasi un totem per giustificare l’anonimato materico dei luoghi in cui le persone vivevano (e ahimè, spesso ancora vivono). le proprie vicissitudini professionali.
Eppure la ricerca organizzativa da molti anni ha dimostrato come la natura non sia un accessorio, un tocco di colore, una cortesia visiva, qualcosa che addolcisce un open space altrimenti freddo. Quando entriamo in un ambiente di lavoro, il nostro corpo, la nostra attenzione e — sorprendentemente — anche le nostre relazioni con i colleghi reagiscono a ciò che ci circonda, rendendo la presenza del verde non un dettaglio da real estate e facility, ma un fattore organizzativo che incide su come decidiamo, su come cooperiamo, su che cultura costruiamo insieme. Guardare gli spazi naturali dentro ai luoghi di lavoro come a un elemento strutturale, e non estetico, cambia il modo in cui un’organizzazione si pensa e impatta sulle sue performance.

DALL'ARREDO ALL'INFRASTRUTTURA
Una review pubblicata sul Journal of Building Engineering ricorda che la cattiva salute mentale dei lavoratori costa, a livello globale, oltre 1.600 miliardi di sterline (un po’ più di 1.800 miliardi di euro); in Europa lo stress occupazionale spiega tra il 50% e il 60% delle giornate lavorative perse. Sono numeri che spostano il discorso perché non parliamo più di wellness come benefit accessorio, ma di sostenibilità economica e sociale dell’impresa. L’introduzione di piante in uffici reali alza la produttività misurata di circa il 15%, e la loro rimozione genera in tempi brevi effetti negativi su attenzione, stress ed efficienza. Bastano da una a tre piante per persona per produrre differenze percepite. La dose, dunque, conta meno di quanto si pensi: è una soglia accessibile a qualsiasi organizzazione che voglia prendere sul serio il tema.

DECISIONI CHE HANNO BISOGNO DI RADICI
Il legame tra ambienti naturali e processi decisionali è meno intuitivo, ma altrettanto solido. Decidere bene richiede attenzione, lucidità, capacità di tenere a fuoco più variabili insieme. Esperimenti in laboratorio mostrano che la presenza di piante migliora la memoria di lavoro e le funzioni esecutive; studi più recenti, basati su misure neurali, rilevano una maggiore efficienza cerebrale durante compiti cognitivi quando lo spazio incorpora elementi del design biofilico progettati con cura. Il come conta più del quanto: un ambiente pensato produce effetti diversi da uno semplicemente con un tocco di verde. C’è un’implicazione che tocca direttamente i decisori. La qualità delle scelte che facciamo in azienda — dal piccolo trade-off operativo alla strategia — dipende anche dalla capacità del nostro sistema cognitivo di non saturarsi. Lavorare in ambienti che contengono natura significa, in modo letterale, decidere meglio.

COOPERARE IN UN AMBIENTE VIVO
La cultura organizzativa nasce dagli incontri: dal modo in cui ci si guarda, ci si parla, ci si fida. Una review pubblicata su Sustainability mostra come gli spazi verdi e le attività nature-based abbiano effetti significativi sulla creatività e sul benessere soggettivo dei lavoratori (Charisi et al., 2025). Un field study condotto in più organizzazioni olandesi ha osservato un miglioramento sensibile della soddisfazione verso il proprio luogo di lavoro nei team in cui erano state introdotte piante: la job satisfaction non vive isolata, si associa a una rete di altri impatti positivi (de Vries et al., 2023). Non è solo una questione di umore. La cooperazione richiede uno stato di sufficiente sicurezza psicologica per esporsi, chiedere aiuto, sbagliare. Gli ambienti naturali abbassano la soglia dell’allerta e creano la cornice in cui le persone si lasciano andare a una conversazione vera. Una sala riunioni con luce naturale e un angolo verde non è un “salotto aziendale”: è un setting che cambia la qualità degli scambi che vi avvengono.
LA FOTOGRAFIA CHE DOVREMMO GUARDARE
Vale la pena fermarsi su un dato dell’Human Spaces Survey, ripreso in un lavoro recente: il 47% di 7.600 office worker in sedici Paesi si dichiara stressato sul lavoro; il 58% non ha alcuna pianta in ufficio. Due cifre che, lette insieme, raccontano un’occasione mancata. Per chi lavora ogni giorno con il verde — paesaggisti, vivaisti, professionisti del florovivaismo — questa è anche un’opportunità. Il verde nelle organizzazioni non è un mercato del decoro: è un mercato dell’infrastruttura. Significa entrare nei progetti aziendali parlando il linguaggio della cultura organizzativa, dei processi decisionali, della cooperazione. Significa essere accolti dai responsabili HR e di facility come partner strategici, non come fornitori di un servizio accessorio. Ovviamente serve un investimento formativo volto alla specializzazione e alla acquisizione di un linguaggio e di un approccio progettuale che sia coerente con questo obiettivo e che faccia comprendere anche ai decisori aziendali che il verde non è una spesa, ma un investimento in produttività e soddisfazione.

VERSO UN'IDEA SISTEMICA DI BENESSERE
Pensare al benessere in chiave sistemica vuol dire smettere di considerare le persone, gli spazi e le decisioni come tre piani separati. Sono lo stesso piano. Una persona sta bene quando l’ambiente in cui lavora la nutre invece di consumarla; un’organizzazione decide bene quando i suoi spazi sostengono l’attenzione invece di eroderla; una cultura coopera quando le forme della convivenza quotidiana — luce, suono, verde, materia — abbassano le difese e tengono accesa la curiosità. L’ambiente non è un dato di fatto: è una scelta. Continueremo a progettare uffici come scatole funzionali da riempire, oppure cominceremo a riconoscere che il verde, l’aria, la luce, le piante che entrano in stanza con noi sono — letteralmente — colleghi di lavoro? Lasciare entrare la natura in organigramma non è una concessione. È una decisione organizzativa. E, come tutte le decisioni che davvero contano, comincia molto prima del momento in cui la si firma: comincia da come scegliamo, ogni giorno, di abitare lo spazio che chiamiamo lavoro.
BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
Charisi, A., Zafeiroudi, A., Trigonis, I., Tsartsapakis, I., & Kouthouris, C. (2025). The Impact of Green Spaces on Workplace Creativity: A Systematic Review of Nature-Based Activities and Employee Well-Being. Sustainability, 17(1), 390.
de Vries, S., Hermans, T., & Langers, F. (2023). Effects of indoor plants on office workers: a field study in multiple Dutch organizations. Frontiers in Psychology, 14, 1196106.
Hähn, N., Essah, E., & Blanusa, T. (2021). Biophilic design and office planting: a case study. Intelligent Buildings International, 13(4), 241–260.
Sadick, A. M., & Kamardeen, I. (2020). Enhancing employees’ performance and well-being with nature exposure embedded office workplace design. Journal of Building Engineering, 32, 101789.
Xing, Y., Stevenson, A., Thomas, S., Heym, N., Hardy, J., Knight, J., & Sumich, A. (2025). Exploring biophilic building designs to promote wellbeing and stimulate inspiration. PLOS ONE, 20(3), e0317372.
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