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Tra superstizione e saggezza popolare

 

di ANNY PELLECCHIA

 

Le ragazze sudamericane, sempre sorridenti, entrano in negozio ondeggiando come se stessero camminando sul pavimento ad onde della passeggiata del lungomare di Copacabana (Rio de Janeiro), disegnata dal paesaggista Roberto Burle Marx. Già so cosa vogliono comprare; con quel bell’accento latino chiedono: «Aloe e Ruta!». Quest’ultima, la Ruta graveolens L., c’è sempre in negozio. è una pianta storica della mia città, citata fin dal Medioevo nel trattato “Regimen sanitatis salernitanum” della Scuola Medica Salernitana. Ancora oggi da noi vive il detto “la Ruta ogni male stuta” ovvero “la Ruta ogni male porta via”.

Adesso, non so come questa pianticella spontanea dell’Europa sud-orientale sia passata in Sud America. Fatto sta che le donne latino-americane credono fortemente che la Ruta assorbi le negatività che ci sono in casa o che eventualmente può portare qualche estraneo.

Forse Oltreoceano ce l’avrà portata l’inquisizione spagnola! “Herba de fuga demonis” veniva chiamata nel Rinascimento. Anche Aristotele ne raccomandava l’uso contro gli spiriti e gli incantesimi. Figuriamoci, gli incantesimi! Eppure una delle tante cubane che è entrata in negozio usava sfregarsela sulla pelle, me lo confessò dopo l’ennesimo acquisto. Era convinta che a Cuba le avessero fatto una specie di fattura e l’unico rimedio erano le foglie di ruta. Cercai di dissuaderla, le dissi che ora era in Italia, un oceano la separava dalla sua fattucchiera e nulla poteva farle del male. Niente da fare, ero diventata la sua “farmacia”. Continuò a sfregarsi la Ruta addosso per un bel pò!

Secondo Lydia Cabrera: «All’Avana del resto le farmacie non sono mai riuscite a soppiantare quella farmacia naturale che si trova nella Selva…alberi e piante hanno un ruolo importantissimo nella vita mistica dei negri cubani e di tutto il popolo meticcio dell’Isola». Come dice l’erborista cubano Sandoval: «Nella selva c’è tutto… Noi neri andiamo nella selva come se fossimo in chiesa, perché è piena di santi e di morti a chiedere le cose che ci servono per la nostra salute e per i nostri affari. Come il bianco entra in chiesa rispettosamente così il nero entra nella selva. Come voi prendete i santini, così noi prendiamo un erba che opera la virtù di un santo, una forza soprannaturale. Le medicine nella selva sono vive!».

Forse le loro conoscenze di erboristeria provengono dai loro avi africani, deportati durante gli anni bui della tratta dei neri tra il XVI e il XVIII secolo. Oggi questi popoli, pur essendosi totalmente integrati, non hanno abbandonato la profonda radice africana che si è sempre rivolta alle primitive divinità naturali. Nelle case dell’Avana con la bella immagine di Gesù convive sempre un amuleto pagano. Proprio come nelle case meridionali, dove corni e santi sono un’unica cosa! Giorgio Filocamo, famoso corallaro di Ravello, una volta mi disse: «I corni servono in terra e i Santi in cielo!».

E così, come in Sud Italia, Sandoval ci dice che da sempre in America Latina paganesimo e cattolicesimo si fondono: «I Santi cattolici convivono in perfetta armonia e intimità con i Santi africani …L’unica differenza è che i loro devono ballare, mentre i nostri si accontentano di incenso e lumini e non ballano».

Tornando alle nostre sudamericane italiane, anche loro adorano ballare! Prima però si fanno belle; la loro panacea sono le foglie di Aloe vera! Triturate, cotte, mescolate diventano maschere e creme di bellezza per capelli, viso, corpo ecc.

Uscendo di casa, dondolando su tacchi vertiginosi, non dimenticano di mettere un ramo di Aloe dietro la porta che allontana gli influssi malefici e una ruta nel patio per precauzione, non si sa mai chi vive alla porta accanto!

Belle, sorridenti, simpatiche, libere nel corpo e nella mente, le ragazze sudamericane camminano abbracciate ai loro uomini italiani! Uno di loro una volta in negozio mentre pagava i fiori per la sua “bella ragazza di Ipanema”, mi disse senza mezzi termini: «Perché loro sanno cosa vuole un uomo!». Tornata a casa lo dissi a mia madre e lei ridendo con i suoi bellissimi 50 anni di matrimonio disse: «Sì, gli uomini vogliono ogni giorno un bel piatto di pasta e una camicia fresca di bucato. Cos’altro?!».

 

[Tratto da "Il Floricultore", Maggio 2012, pag. 62]