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Aprile 10, 2020

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Le piante e le loro emozioni

 

Siamo una famiglia di giardinieri-fiorai, le piante le amiamo, le rispettiamo fanno parte di noi, e non solo perché ci danno lavoro. Ma non pensavo certo che potessero avere una sensibilità simile a quella nostra umana

 

di Anny Pellecchia

 

«Prego signore ha bisogno di aiuto?». Il cliente ammira le cassette stracolme di morbide pansè, primule e giacinti. «No, grazie», mi risponde, «Ho i bambini piccoli che giocano e rompono tutto». Sorrido abbassando gli occhi, risento la voce dei miei nonni quando ero piccola: «Mazze e panelle fanno i figli belli, panelle senza mazze fanno i figli pazzi». Un’equivalente di “bastone e carota”, per capirci.

I proverbi, si sa, sono saggezza popolare e per questo, seguendo il consiglio degli antenati, mio figlio all’età di tre anni ebbe un bel pizzicotto sulla mano perché aveva rotto una pianta in giardino. Ricordo i suoi occhi pieni di lacrime il broncio sulle piccole labbra; io non contenta, rincarai la dose dicendogli: «Vedi, tu piangi, ma anche la pianta sta piangendo proprio come te. Tu però non puoi sentirla perchè lei non ha voce». Quella frase mi uscì spontaneamente, volevo far capire bene al bambino il danno che aveva provocato.

Siamo una famiglia di giardinieri-fiorai, le piante le amiamo, le rispettiamo fanno parte di noi, e non solo perché ci danno lavoro. Ma non pensavo certo che la pianta avesse subìto un dolore “umano”, piuttosto un danno estetico.

Diverso tempo dopo dovetti invece ricredermi attraverso alcune letture di esperimenti sulle emozioni delle piante, condotti da studiosi di mezzo mondo negli ultimi cento anni.

Alcuni di loro all’inizio erano scettici, come il chimico dell’IBM Marcel Vogel, ma poi attraverso elettrodi posti ripetutamente sulle foglie si dovettero ricredere, proprio come me. I grafici erano chiari: i tracciati davano risultati sempre diversi. Se le piante venivano tagliuzzate, bruciate, strappate, sradicate o segate in malo modo il pennino addirittura saltava dal grafico. Viceversa, se alle piante si parlava dolcemente, si accarezzavano, si rassicuravano durante un travaso o una potatura, il pennino del grafico ondeggiava morbidamente sulla carta.

Nel 1966 lo statunitense Cleve Backster, considerato da molti il massimo esperto della macchina della verità, la usò per gioco sulle foglie della Dracaena del suo studio. In seguito ampliò gli esperimenti su molte altre piante e si rese conto che tutte reagivano non soltanto alle minacce degli esseri umani, ma anche alle minacce inespresse come quelle di un cane che entrava in una stanza improvvisamente o di una persona che non le amava.

Le piante attraverso i grafici dichiaravano una sorta di affetto, un legame speciale nel riconoscere chi le curava amorevolmente.

Il fisiologo vegetale russo Guner confermò che nelle piante esistevano impulsi elettrici simili agli impulsi nervosi dell’uomo. Egli parlava alle piante come se fossero persone. «Ognuna di loro ha abitudini, caratteristiche e inclinazioni», diceva. Una quercia sa di non essere un castagno. Senza la percezione non esiste l’adattamento e il comportamento. Sole, vento, nuvole, buio, lo stimolo degli insetti, i danni dei prodotti chimici, le bruciature ecc. ci dicono chiaramente che le piante sono esseri sensibili. Tutto quello che fanno lo progettano, e si può progettare senza pensare? Nel 1902 il bengalese J. Bose pioniere della fisiologia vegetale con i suoi esperimenti chiarì, al di là di ogni ragionevole dubbio, che tutte le parti delle piante manifestavano irritabilità ad una reazione elettrica. Bose sapeva che le piante respiravano senza branchie né polmoni, digerivano senza stomaco, si muovevano senza muscoli, vedevano senza occhi, trovando strette analogie tra la reazione delle foglie di fronte alla luce o al buio e la retina degli occhi.

A questo punto, perché non anche un’anima? Le paure, il dolore, il piacere segnati sui grafici non erano che geroglifici da decifrare. Il biologo russo Karamonov, costruttore di strumenti per registrare la crescita delle piante, nel 1959 disse: «L’uomo è cieco e sordo, nessuno al mondo riesce a decifrare tutte le reazioni delle piante a udire, a comprendere ciò che esse si dicono tra loro e ciò che esse urlano a noi».

Ma c’è di più. Nel 1971 con altri macchinari G. Lawrence scoprì che il tessuto vegetale vivente era in grado di percepire segnalazioni molto più sensibili dei sensori elettronici. In poche parole le piante non comunicano solo con la Terra, ma con il Sole, la Luna …con tutto il Cosmo insomma!

Sì, le piante sono vive e hanno un’anima! Molti “Avatar” di tutti i tempi come Aristotele, Goethe, tribù delle foreste, indiani d’America, tutte le filosofie orientali, poeti veggenti come Dickinson, D’Annunzio, Gibran, musicisti come Wagner, o semplici persone sensibili lo sanno, lo hanno sempre saputo.

Tornando a mio figlio, Stefano ha appena compiuto diciotto anni ed oggi è un buon giardiniere, le piante del giardino, muse innamorate, lo chiamano continuamente per essere curate dalle sue abili mani. Ieri mi ha detto: «Forse l’uomo è stato creato per distruggere la Terra».

Sappiamo entrambi la risposta: «Se combatti la natura sei destinato a perdere. Magari ci metti mille anni, ma la sconfitta è sicura».

[Tratto da IL FLORICULTORE, Marzo 2012]

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

  

       

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