Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti.
Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie,  consulta la pagina sulla privacy.
Chiudendo questo banner o scorrendo questa pagina acconsenti all’uso dei cookie.

 

xylella olivo segnato

 

Xylella: Cnr, scoperta

un’altra cultivar di olivo resistente

 

Si rafforzano le speranze di salvare l’olivicoltura nelle aree minacciate dal batterio. Ricercatori dell'Istituto per la protezione sostenibile delle piante del Cnr hanno scoperto fenomeni di resistenza nella varietà di olivo ‘Favolosa’

 

Coldiretti Puglia ha stimato in oltre un miliardo di Euro il danno provocato dall’epidemia di Xylella fastidiosa che affligge da qualche anno l’olivicoltura pugliese. Il territorio compreso tra la provincia di Lecce e parte delle provincie di Brindisi e Taranto ospita circa venti milioni di ulivi e una parte non trascurabile di queste piante è ormai gravemente compromessa.

In questo quadro acquista un notevole interesse lo studio sulla resistenza al batterio di alcune cultivar di olivo condotto dai ricercatori dell’Istituto per la protezione sostenibile delle piante del Consiglio nazionale delle ricerche (Ipsp-Cnr) assieme a colleghi dell’Università di Bari e del Centro di ricerca Basile Caramia. Tale indagine, oltre a confermare i fenomeni di resistenza già descritti nella varietà di olivo ‘Leccino’, riporta per la prima volta - con risultati che i ricercatori definiscono «sorprendenti» - tratti di resistenza anche nella cultivar FS-17, all’estero nota come ‘Favolosa’. Si tratta di una selezione di semenzali della cv Frantoio ottenuta dal prof. Giuseppe Fontanazza e brevettata dall'Istituto per i sistemi agricoli e forestali del Mediterraneo del Cnr (Isafom-Cnr).

«Questa scoperta», dichiara il presidente del Cnr Massimo Inguscio, «rafforza le speranze di salvare l’olivicoltura, ora gravemente minacciata, nelle aree interessate dal batterio, ed è l’ulteriore dimostrazione del contributo che il Cnr, impegnato in prima linea sin dalla prima identificazione del patogeno, sta dando alla ricerca di soluzioni concrete e di grande impatto sull’economia, sull’occupazione, e sulla salvaguardia del territorio». 

L’importante risultato venuto alla luce è anche frutto della stretta collaborazione tra i ricercatori e le realtà produttive del territorio, quali aziende olivicolo-olearie, cooperative agricole e organizzazioni provinciali e nazionali dei produttori.